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Benvenuto nel sito di Musikstrasse.

Potrai scoprire il catalogo di musica classica dedicato al repertorio poco noto o inedito di grandi compositori e conoscere tutte le iniziative promosse dalla nostra associazione culturale.

KZ MUSIK


KZ MUSIK è l'unica enciclopedia discografica che raccoglie la musica composta nei campi di concentramento di tutto il mondo, tra il 1933 e il 1945.

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NAPOLI, BELLA NAPOLI

ENSEMBLE VOCI ITALIANE

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O TE VOGLIO BENE ASSAJE

Il programma di questo disco abbraccia un intero secolo di melodia napoletana e due periodi storici della sua evoluzione. Il primo, tutto ottocentesco, vede l'incontro fra la tradizione popolare e la cantabilità tipicamente melodrammatiche. E' il periodo in cui si dilettano con le forme e gli stili partenopei compositori come Mercadante, Donizetti, lo stesso Rossini. Tutti musicisti che hanno avuto in Napoli una tappa fondamentale nella loro carriera artistica e che subirono il fascino, tipicamente romantico, della cultura popolare. Un'altra parte del cd, invece, è dedicata al repertorio tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento. Un periodo di grande fulgore nella produzione musicale partenopea. Sono gli anni di Salvatore Di Giacomo e di Francesco Paolo Tosti, grandi studiosi e interpreti della cultura napoletana. A fianco del gruppo dei poeti e dei musicisti professionisti, proliferano in questi anni i cosiddetti canzonieri. : verseggiatori e musicanti spontanei, il più delle volte impegnati quotidianamente in altri mestieri.

IGOR STRAWINSKY- THE COMPLETE PIANO WORKS

ANTONIO BACCHELLI

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SONATA IN FA DIESIS MINORE-ALLEGRO

Un altro importante pianista italiano, prematuramente scomparso nel 1986, è Antonio Bacchelli che esegue, in questo doppio CD, l'opera integrale di Igor Stravinsky. L?intento della Musikstrasse è quello di rimettere in circolazione le belle registrazioni di questo programma, effettuate dal maestro Bacchelli nel 1980 presso l'auditorium di Radio Montebeni e sin da allora largamente apprezzate.

C.CZERNY-THE ART OF FINGER DEXTERITY-OP.740

M.MOSCA-V.BRESCIANI-S.CAFARO-F.CARAMIELL

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CLEARNESS IN RUNNING PASSAGES-MOLTO ALLEGRO

La tipologia dello studio ottocentesco fu stabilita una volta per tutte da Cramer, nello Studio per il pianoforte (1804-1810). Per Cramer lo studio è un pezzo relativamente breve, basato su un singolo disegno strumentale, il cui prevalente intento tecnico non deve prescindere da un valido contenuto musicale (a differenza dell'esercizio, che consiste nella mera ripetizione di una formula meccanica). Nello studio crameriano l'unità nel disegno strumentale (che resterà una caratteristica essenziale dello studio ottocentesco) discende a sua volta dal modello bachiano, mentre Domenico Scarlatti fu preso a esempio per la virtuosità della scrittura. Gli studi op. 740 si conformano a questa tipologia in maniera anche più rigida di quelli dello stesso Cramer. Ogni studio è contrassegnato da un titolo che ne indica la virtù pedagogica: Chiarezza nell'agilità (n. 3), Dolce saltellare e staccare (n. 9), Agilità nell'alternare le dita (n. 11), e così via. Czerny, nell'impresa di codificare gli stili e le scritture pianistiche esistenti, si avvalse della propria facilità di scrittura e della propria capacità di imitazione. A un nucleo di studi clementiani (come i numeri 1, 5, 27, 28, 32, 34, 50), dalla sonorità potente e dalle ampie dimensioni, se ne aggiungono altri nello stile più conciso di Cramer (ad es. i nn. 8, 37, 41), mentre l'influenza di Hummel sembra affacciarsi negli studi come i nn. 3, 4, 6, 7, 9, 10,13, 18, 29 e 30, improntati a una scrittura aerea ed elegante. Ma gli studi op. 740 offrono anche esempi di linguaggi musicali al di fuori del genere didattico: echi del Flauto magico si sentono nello studio n. 11, ad esempio, e i nn. 18 e 45 risentono di una dolcezza quasi mendelssohniana. La funzione storica di Czerny non si limitò però alla sistemazione dell'edificio del pianismo classico: studi come i nn. 2, 31, 36 e 50 vanno già in direzione dell'impiego simultaneo di due o più registri per la mano destra: una tecnica che, estranea alla concezione di Clementi e - salvo un pugno di eccezioni- anche a quella di Beethoven, diventerà un contrassegno dello stile del più famoso allievo di Czerny, Franz Listz.

PIANO WORKS-CARL MARIA VON WEBER

STEFANIA CAFARO

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SETTE VARIAZIONI SU VIEN QUA DORINA BELLA OP.7

Le opere per pianoforte contenute in questo cd testimoniano il grande virtuosismo e la forza comunicativa di Carl Maria von Weber. Sebbene questo autore sia rimasto per molto tempo sconosciuto al grande pubblico e sia stato spesso escluso dal repertorio dei più celebri pianisti, la sua produzione è interessante in quanto contiene in nuce una serie di importanti elementi di cui hanno fatto tesoro i grandi romantici. Le opere di Carl Maria von Weber sono interpretate dalla pianista siciliana Stefania Cafaro.

C.CZERNY-THE ART OF FINGER DEXTERITY-OP.740

M.MOSCA-V.BRESCIANI-S.CAFARO-F.CARAMIELL

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DOUBLE OCTAVES-MOLTO VIVACE

La tipologia dello studio ottocentesco fu stabilita una volta per tutte da Cramer, nello Studio per il pianoforte (1804-1810). Per Cramer lo studio è un pezzo relativamente breve, basato su un singolo disegno strumentale, il cui prevalente intento tecnico non deve prescindere da un valido contenuto musicale (a differenza dell'esercizio, che consiste nella mera ripetizione di una formula meccanica). Nello studio crameriano l'unità nel disegno strumentale (che resterà una caratteristica essenziale dello studio ottocentesco) discende a sua volta dal modello bachiano, mentre Domenico Scarlatti fu preso a esempio per la virtuosità della scrittura. Gli studi op. 740 si conformano a questa tipologia in maniera anche più rigida di quelli dello stesso Cramer. Ogni studio è contrassegnato da un titolo che ne indica la virtù pedagogica: Chiarezza nell'agilità (n. 3), Dolce saltellare e staccare (n. 9), Agilità nell'alternare le dita (n. 11), e così via. Czerny, nell'impresa di codificare gli stili e le scritture pianistiche esistenti, si avvalse della propria facilità di scrittura e della propria capacità di imitazione. A un nucleo di studi clementiani (come i numeri 1, 5, 27, 28, 32, 34, 50), dalla sonorità potente e dalle ampie dimensioni, se ne aggiungono altri nello stile più conciso di Cramer (ad es. i nn. 8, 37, 41), mentre l'influenza di Hummel sembra affacciarsi negli studi come i nn. 3, 4, 6, 7, 9, 10,13, 18, 29 e 30, improntati a una scrittura aerea ed elegante. Ma gli studi op. 740 offrono anche esempi di linguaggi musicali al di fuori del genere didattico: echi del Flauto magico si sentono nello studio n. 11, ad esempio, e i nn. 18 e 45 risentono di una dolcezza quasi mendelssohniana. La funzione storica di Czerny non si limitò però alla sistemazione dell'edificio del pianismo classico: studi come i nn. 2, 31, 36 e 50 vanno già in direzione dell'impiego simultaneo di due o più registri per la mano destra: una tecnica che, estranea alla concezione di Clementi e - salvo un pugno di eccezioni- anche a quella di Beethoven, diventerà un contrassegno dello stile del più famoso allievo di Czerny, Franz Listz.

GIUSEPPE TARTINI-VIOLIN CONCERTOS

INTERPRETI VENEZIANI

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CONCERTO IN MI MIN. PER VIOLINO, ARCHI E CONTINUO-ALLEGRO

Questo cd raccoglie i concerti per violino di Giuseppe Tartini, figura molto importante nella situazione delle scuole strumentali italiane della seconda metà del Settecento. Tartini, pur mantenendo un alto grado di virtuosismo, prende le distanze dalla tradizione barocca e anticipa alcuni climi espressivi che saranno propri del classicismo. Gli Interpreti veneziani, nati nel 1987 su iniziativa di Paolo Cognolato, sono stati protagonisti di un ciclo tartiniano in Venezia e Pirano, suonando nell'occasione un violino appartenuto a Giuseppe Tartini.

GEORGE GERSHWIN - THE COMPLETE PIANO WORKS

MASSIMILIANO DAMERINI

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THE MAN I LOVE

Torna, in una nuova edizione, l?album che raccoglie tutto il repertorio pianistico di George Gershwin. Con espressione ritmica e virtuosistica, il Maestro Massimiliano Damerini ripercorre il vario e complesso percorso del celebre musicista americano, eseguendo pagine che sono in perfetto equilibrio tra il jazz, la musica leggera e la musica colta, ulteriore testimonianza di un talento sfaccettato e versatile.

C.CZERNY-THE ART OF FINGER DEXTERITY-OP.740

M.MOSCA-V.BRESCIANI-S.CAFARO-F.CARAMIELL

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MINOR SCALES IN RAPID TEMPO-MOLTO ALLEGRO

La tipologia dello studio ottocentesco fu stabilita una volta per tutte da Cramer, nello Studio per il pianoforte (1804-1810). Per Cramer lo studio è un pezzo relativamente breve, basato su un singolo disegno strumentale, il cui prevalente intento tecnico non deve prescindere da un valido contenuto musicale (a differenza dell'esercizio, che consiste nella mera ripetizione di una formula meccanica). Nello studio crameriano l'unità nel disegno strumentale (che resterà una caratteristica essenziale dello studio ottocentesco) discende a sua volta dal modello bachiano, mentre Domenico Scarlatti fu preso a esempio per la virtuosità della scrittura. Gli studi op. 740 si conformano a questa tipologia in maniera anche più rigida di quelli dello stesso Cramer. Ogni studio è contrassegnato da un titolo che ne indica la virtù pedagogica: Chiarezza nell'agilità (n. 3), Dolce saltellare e staccare (n. 9), Agilità nell'alternare le dita (n. 11), e così via. Czerny, nell'impresa di codificare gli stili e le scritture pianistiche esistenti, si avvalse della propria facilità di scrittura e della propria capacità di imitazione. A un nucleo di studi clementiani (come i numeri 1, 5, 27, 28, 32, 34, 50), dalla sonorità potente e dalle ampie dimensioni, se ne aggiungono altri nello stile più conciso di Cramer (ad es. i nn. 8, 37, 41), mentre l'influenza di Hummel sembra affacciarsi negli studi come i nn. 3, 4, 6, 7, 9, 10,13, 18, 29 e 30, improntati a una scrittura aerea ed elegante. Ma gli studi op. 740 offrono anche esempi di linguaggi musicali al di fuori del genere didattico: echi del Flauto magico si sentono nello studio n. 11, ad esempio, e i nn. 18 e 45 risentono di una dolcezza quasi mendelssohniana. La funzione storica di Czerny non si limitò però alla sistemazione dell'edificio del pianismo classico: studi come i nn. 2, 31, 36 e 50 vanno già in direzione dell'impiego simultaneo di due o più registri per la mano destra: una tecnica che, estranea alla concezione di Clementi e - salvo un pugno di eccezioni- anche a quella di Beethoven, diventerà un contrassegno dello stile del più famoso allievo di Czerny, Franz Listz.

ITALIAN ORGAN WORKS

LUCA SALVADORI

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PRELUDIO E DOPPIA FUGA

Luca Salvadori esegue alcuni brani per organo composti da Respighi, Martucci, Busoni, Alfano e altri autori.

ZORONGO-OMAGGIO A GARCIA LORCA

ARTURO TALLINI

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DESEO

In questo cd il chitarrista Arturo Tallini e la cantante jazz Ada Montellanico reinterpretano canzoni del poeta spagnolo Federico Garcia Lorca .Tallini, nella trascrizione, aggiunge colori e immagini, lasciando però inalterato il tessuto armonico, il più sognificativo apporto di Lorca al repertorio popolare.

LUIGI BOCCHERINI-6 QUINTETTI OP.56

QUARTETTO ELISA-PIERO BARBARESCHI

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V QUINTETTO(G.411)

i Sei Quintetti con pianoforte op. 56 sono frutto dell'estrema stagione creativa di Luigi Boccherini. Ognuna di queste opere è stata concepita per differenziarsi da tutte le altre, nel suono complessivo, nell'andamento ritmico, nella conduzione armonica. La costruzione della forma si basa sempre sull'evento imprevedibile e sulla sorpresa. Le opere vengono qui eseguite da Piero Barbareschi(piano) e dal Quartetto Elisa.

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OCTAVES BRAVURA-VIVACE

La tipologia dello studio ottocentesco fu stabilita una volta per tutte da Cramer, nello Studio per il pianoforte (1804-1810). Per Cramer lo studio è un pezzo relativamente breve, basato su un singolo disegno strumentale, il cui prevalente intento tecnico non deve prescindere da un valido contenuto musicale (a differenza dell'esercizio, che consiste nella mera ripetizione di una formula meccanica). Nello studio crameriano l'unità nel disegno strumentale (che resterà una caratteristica essenziale dello studio ottocentesco) discende a sua volta dal modello bachiano, mentre Domenico Scarlatti fu preso a esempio per la virtuosità della scrittura. Gli studi op. 740 si conformano a questa tipologia in maniera anche più rigida di quelli dello stesso Cramer. Ogni studio è contrassegnato da un titolo che ne indica la virtù pedagogica: Chiarezza nell'agilità (n. 3), Dolce saltellare e staccare (n. 9), Agilità nell'alternare le dita (n. 11), e così via. Czerny, nell'impresa di codificare gli stili e le scritture pianistiche esistenti, si avvalse della propria facilità di scrittura e della propria capacità di imitazione. A un nucleo di studi clementiani (come i numeri 1, 5, 27, 28, 32, 34, 50), dalla sonorità potente e dalle ampie dimensioni, se ne aggiungono altri nello stile più conciso di Cramer (ad es. i nn. 8, 37, 41), mentre l'influenza di Hummel sembra affacciarsi negli studi come i nn. 3, 4, 6, 7, 9, 10,13, 18, 29 e 30, improntati a una scrittura aerea ed elegante. Ma gli studi op. 740 offrono anche esempi di linguaggi musicali al di fuori del genere didattico: echi del Flauto magico si sentono nello studio n. 11, ad esempio, e i nn. 18 e 45 risentono di una dolcezza quasi mendelssohniana. La funzione storica di Czerny non si limitò però alla sistemazione dell'edificio del pianismo classico: studi come i nn. 2, 31, 36 e 50 vanno già in direzione dell'impiego simultaneo di due o più registri per la mano destra: una tecnica che, estranea alla concezione di Clementi e - salvo un pugno di eccezioni- anche a quella di Beethoven, diventerà un contrassegno dello stile del più famoso allievo di Czerny, Franz Listz.

GIOACHINO ROSSINI-ALBUM POUR LES ENFANTS ADOLESCENTS

MICHELE CAMPANELLA

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LA LAGUNE DE VENICE A L'EXPIRATION DE L'ANNEE 1861

Una delle più prestigiose produzioni Musikstrasse è il CD inciso dal Maestro Michele Campanella dedicato al rossiniano "Album pour les enfants adolescents", tratto dalla più ampia raccolta dei Péchés de vieillesse, di cui esistono poche testimonianze discografiche. Affidato alla esemplare interpretazione del Maestro napoletano, il CD costituisce un?assoluta rarità musicale ed editoriale.

ZORONGO-OMAGGIO A GARCIA LORCA

ARTURO TALLINI

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CANCIONES POPULARE ESPANOLES-LOS MOZOS DE MONLEON

In questo cd il chitarrista Arturo Tallini e la cantante jazz Ada Montellanico reinterpretano canzoni del poeta spagnolo Federico Garcia Lorca .Tallini, nella trascrizione, aggiunge colori e immagini, lasciando però inalterato il tessuto armonico, il più sognificativo apporto di Lorca al repertorio popolare.

C.CZERNY-THE ART OF FINGER DEXTERITY-OP.740

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EXERCISE IN THIRDS-ALLEGRO VIVACE

La tipologia dello studio ottocentesco fu stabilita una volta per tutte da Cramer, nello Studio per il pianoforte (1804-1810). Per Cramer lo studio è un pezzo relativamente breve, basato su un singolo disegno strumentale, il cui prevalente intento tecnico non deve prescindere da un valido contenuto musicale (a differenza dell'esercizio, che consiste nella mera ripetizione di una formula meccanica). Nello studio crameriano l'unità nel disegno strumentale (che resterà una caratteristica essenziale dello studio ottocentesco) discende a sua volta dal modello bachiano, mentre Domenico Scarlatti fu preso a esempio per la virtuosità della scrittura. Gli studi op. 740 si conformano a questa tipologia in maniera anche più rigida di quelli dello stesso Cramer. Ogni studio è contrassegnato da un titolo che ne indica la virtù pedagogica: Chiarezza nell'agilità (n. 3), Dolce saltellare e staccare (n. 9), Agilità nell'alternare le dita (n. 11), e così via. Czerny, nell'impresa di codificare gli stili e le scritture pianistiche esistenti, si avvalse della propria facilità di scrittura e della propria capacità di imitazione. A un nucleo di studi clementiani (come i numeri 1, 5, 27, 28, 32, 34, 50), dalla sonorità potente e dalle ampie dimensioni, se ne aggiungono altri nello stile più conciso di Cramer (ad es. i nn. 8, 37, 41), mentre l'influenza di Hummel sembra affacciarsi negli studi come i nn. 3, 4, 6, 7, 9, 10,13, 18, 29 e 30, improntati a una scrittura aerea ed elegante. Ma gli studi op. 740 offrono anche esempi di linguaggi musicali al di fuori del genere didattico: echi del Flauto magico si sentono nello studio n. 11, ad esempio, e i nn. 18 e 45 risentono di una dolcezza quasi mendelssohniana. La funzione storica di Czerny non si limitò però alla sistemazione dell'edificio del pianismo classico: studi come i nn. 2, 31, 36 e 50 vanno già in direzione dell'impiego simultaneo di due o più registri per la mano destra: una tecnica che, estranea alla concezione di Clementi e - salvo un pugno di eccezioni- anche a quella di Beethoven, diventerà un contrassegno dello stile del più famoso allievo di Czerny, Franz Listz.

RARA MUSICA DEL '900

TRIO CHITARRISTICO DI ROMA

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IMPROVVISO

"Rara" musica del `900 raccoglie sette pezzi di autori europei che rappresentano un panorama dei diversi modi di intendere la modernità. Sono inclusi brani già editi, sebbene ancora non noti come "Follow the star" di Stephen Dogson (1924) e "Rondo" di Paul Hindemith (1859-1963) ed altri che i tre artisti hanno ricevuto, ancora manoscritti, dalle mani dei loro autori, come ad esempio i pezzi di Gangi (1923), Cavallone (1957), D'Ettorre (1959) e Kleynjans (1951). Nonostante la loro varietà stilistica,sono pezzi legati per la forza comunicativa e l'intelleggibilità. Il CD si chiude con"Ultima Rara" (pop song) di Bussotti(1931) in cui si articola un testo letterario sfibrato vocalizzato con consumata bravura da Paolo Poli.

RUSSIAN PIANO WORKS - BORODIN,GLAZUNOV,LJADOV,SKRJABIN

VLADIMIR SOFRONIZKIJ

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PETITE SUITE

Il CD rendono omaggio al leggendario pianista russo e al suo magico tocco. Si tratta di registrazioni inedite preziosissime, testimonianza della genialità di un interprete la cui fama si diffuse nel mondo solo dopo la morte, avvenuta a Mosca nel 1961. Un artista di cui ancora oggi apprezziamo il personalissimo modo di far cantare il pianoforte e di fraseggiare, soprattutto nelle interpretazioni del suo amato Chopin o di Skriabin, del quale fu genero. il cd, grazie alla qualità del suono, permettono di godere dell'ascolto di queste indimenticabili esecuzioni registrate a Mosca nel 1959.

ITALIAN ORGAN WORKS

LUCA SALVADORI

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PAX

Luca Salvadori esegue alcuni brani per organo composti da Respighi, Martucci, Busoni, Alfano e altri autori.

OLIVIER MESSIAEN - QUATUOR POUR LA FIN DU TEMPS

I CAMERISTI DI ROMA

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DANSE DE LA FUREUR, POUR LES SEPT TROMPETTES

Il Quartetto per la fine dei tempi è una delle pagine più toccanti dell'intera opera di Messiaen. Venne composto nel lager nazista di Goerlitz, dove il compositore fu rinchiuso, nell'inverno 1940-1941. L'opera è ispirata alla visione dell'Angelo che annuncia la fine del Tempo", come viene narrata all'inizio del decimo capitolo dell'Apocalisse di Giovanni. Il Quartetto venne eseguito il 15 gennaio 1941 nel Lager, davanti a cinquemila prigionieri. In questo cd l'opera viene eseguita da Francesco Malatesta (violino), Ugo Gennarini (clarinetto), Francesco Sorrentino (violoncello), Cristofer Giorgilli (pianoforte).

ALEXANDER BORODIN-ANTONIN DVORAK

QUARTETTO DI FIESOLE

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QUARTETTO N 2 IN RE MAGGIORE-NOTTURNO

Il quartetto d'archi - o semplicemente quartetto - appartiene come genere all' epoca classica e all'area geografica austro - germanica, non soltanto per i contributi da parte di compositori di quelle regioni, ma anche per una sorta di filosofia, di concezione unica che essi seppero dare all' idea dei quattro strumenti. Non a caso Goethe parlava del Quartetto come una "conversazione tra quattro persone intelligenti". Esso in quanto struttura e idea appartiene all' Europa centrale e alle correnti musicali che in questa area nacquero e si svilupparono nel corso degli anni. Quando caratteri "popolari" soprattutto dell' Est e comunque al di fuori di quei confini si incontrarono con questo archetipo, si tentò di conservare la struttura, articolando all' interno variegature tipiche delle aree geografiche di provenienza. La Musica Russa e quella Ceca offrono un chiaro esempio di questo discorso. In Russia, soprattutto nella seconda metà del XIX secolo, il confronto tra cultura occidentale e culture propriamente "autoctone" diede origine a quella duplicità di stile che vedeva come rappresentanti da una parte P. I. Tcajkovsky e dall 'altra il gruppo dei Cinque. Sebbene si attribuisca all' uno la difesa dell' Occidente e quello della Santa Madre Russia a Musorgsky, Rimsky Korsakov, Cui, Borodin, Balakirev, il linguaggio di ciascuna delle due fazioni contiene immancabilmente, per nascita o per scuola, elementi della fazione opposta. Ne è esempio il Secondo quartetto di A. Borodin del 1881.